Responsabilità Estesa del Produttore nell’arredo. Parte la consultazione MASE

Le imprese che producono mobili e complementi d’arredo stanno entrando in una fase nuova. La gestione di un tavolo, una cucina, un materasso o un armadio potrebbe estendersi oltre la vendita, fino al momento in cui il prodotto viene dismesso.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato il 3 agosto 2026 la consultazione pubblica sullo schema di regolamento dedicato alla responsabilità estesa del produttore per mobili e prodotti d’arredo. Enti pubblici, imprese, associazioni e altri soggetti interessati possono inviare osservazioni e proposte entro il 3 settembre 2026.

La consultazione apre un passaggio rilevante per il settore legno-arredo. Le aziende dovranno iniziare a valutare progettazione, materiali, riparabilità, recupero e tracciabilità del prodotto anche attraverso una lettura ESG.

Che cosa significa EPR per mobili e arredi

EPR significa Extended Producer Responsibility, tradotto in italiano come responsabilità estesa del produttore.

Il principio prevede che chi immette un prodotto sul mercato partecipi alla gestione della fase finale della sua vita. La responsabilità aziendale si allarga quindi alla raccolta, al trattamento, al riuso e al riciclo dei materiali contenuti negli arredi dismessi.

Un mobile difficile da smontare, costruito con materiali incollati e componenti impossibili da separare genera costi di trattamento più alti. Un prodotto progettato con parti sostituibili, viti accessibili, pannelli identificabili e materiali recuperabili può invece restare in uso più a lungo oppure essere avviato con maggiore facilità al riciclo.

Il MASE punta a favorire prodotti durevoli, riparabili, smontabili, riutilizzabili e riciclabili. L’obiettivo riguarda quindi sia la gestione dei rifiuti sia il modo in cui mobili e complementi vengono disegnati e realizzati.

Questi elementi ricadono direttamente nella componente ambientale degli ESG. La sigla ESG indica Environmental, Social and Governance, vale a dire ambiente, aspetti sociali e governo dell’impresa.

Come cambia il lavoro delle imprese del legno-arredo

La consultazione pubblica rappresenta una fase preparatoria. Il testo definitivo potrà essere definito anche attraverso i contributi ricevuti dal Ministero.

Per le imprese, però, aspettare la conclusione dell’iter potrebbe ridurre il tempo disponibile per adeguare prodotti, procedure e rapporti di filiera. Conviene iniziare a raccogliere informazioni sulla composizione degli arredi, sulle quantità immesse sul mercato, sulla provenienza delle materie prime e sulle modalità di gestione dei prodotti dismessi.

Un produttore di cucine, per esempio, può verificare quanto sia semplice separare ante, cerniere, pannelli, vetro, metalli ed elementi plastici. Un’azienda che realizza mobili per ufficio può introdurre sistemi di sostituzione dei componenti usurati, evitando la dismissione dell’intero prodotto. Un’impresa che produce materassi può analizzare materiali, imbottiture e rivestimenti per individuare soluzioni capaci di agevolare il recupero.

Queste attività generano dati utili anche per il bilancio di sostenibilità. Durata media dei prodotti, percentuale di materiale riciclato, quantità recuperate, servizi di riparazione e riduzione dei rifiuti possono diventare indicatori ESG misurabili.

Il ruolo del Consorzio Nazionale Sistema Arredo

Il settore aveva iniziato a prepararsi prima dell’avvio della consultazione.

Il 26 settembre 2024 è stato costituito il Consorzio Nazionale Sistema Arredo, denominato Riqualta, promosso da FederlegnoArredo insieme alle imprese del comparto. Il consorzio nasce per supportare la filiera nella gestione e nella valorizzazione dei rifiuti provenienti da mobili e altri prodotti d’arredo.

Nel 2025 il MASE, FederlegnoArredo e il Consorzio Nazionale Sistema Arredo hanno inoltre sottoscritto un accordo di programma per svolgere analisi e sperimentazioni sulla gestione del fine vita degli arredi. Il lavoro avviato ha contribuito a raccogliere dati e indicazioni utili alla costruzione del futuro regime EPR.

La presenza di un sistema consortile può aiutare soprattutto le piccole e medie imprese, che spesso dispongono di risorse limitate per organizzare in autonomia raccolta, recupero, rendicontazione e rapporti con gli operatori dei rifiuti.

La dimensione ESG emerge anche nella gestione condivisa. Regole chiare, responsabilità definite, dati verificabili e procedure trasparenti rafforzano la componente Governance. Recupero dei materiali, minore produzione di rifiuti e riduzione dell’uso di materie vergini riguardano invece la parte Environmental.

EPR e bilancio di sostenibilità

Il bilancio di sostenibilità può diventare uno strumento operativo per prepararsi all’EPR arredo.

L’impresa può descrivere quanti prodotti immette sul mercato, quali materiali utilizza, come seleziona i fornitori e quali soluzioni adotta per prolungare la durata degli arredi. Può inoltre rendicontare i servizi di manutenzione, i pezzi di ricambio disponibili, i programmi di ritiro e le percentuali di materiale recuperato.

Un’azienda che dichiara di realizzare mobili circolari dovrebbe essere in grado di mostrare dati concreti. Occorre sapere quanta parte del prodotto può essere separata, riparata o riciclata. Serve documentare la presenza di legno certificato, materiale riciclato, colle a minore impatto e componenti sostituibili.

Queste informazioni aiutano anche nei rapporti con banche, clienti professionali, amministrazioni pubbliche e grandi committenti. Il bilancio di sostenibilità raccoglie i dati ESG in un documento leggibile e permette di seguire i miglioramenti nel tempo.

Come prepararsi alla responsabilità estesa del produttore

Il primo passo consiste nel realizzare una mappatura dei prodotti. Per ogni linea occorre conoscere materiali, peso, durata prevista, possibilità di riparazione e modalità di smontaggio.

Il secondo passaggio riguarda i dati. Quantità prodotte, vendite, resi, scarti, componenti recuperati e prodotti ritirati devono essere registrati con criteri coerenti.

Va poi analizzata la progettazione. Inserire parti sostituibili, limitare gli incollaggi permanenti, identificare i materiali e predisporre istruzioni di disassemblaggio può ridurre i costi futuri legati alla gestione del fine vita.

Infine, l’impresa può collegare questi interventi ai propri obiettivi ESG e inserirli nel bilancio di sostenibilità. In questo modo l’adeguamento alla responsabilità estesa del produttore diventa anche un percorso misurabile di economia circolare.

La consultazione termina il 3 settembre 2026

Imprese, associazioni, enti pubblici e soggetti privati possono trasmettere osservazioni sullo schema di regolamento entro il 3 settembre 2026. La partecipazione permette alla filiera di segnalare esigenze tecniche, costi operativi, caratteristiche dei prodotti e difficoltà legate alla raccolta degli arredi usati.

Per le aziende del mobile questo è anche il momento di verificare la qualità dei propri dati ESG. Chi conosce materiali, processi, fornitori e destinazione dei prodotti a fine vita sarà più preparato ad affrontare le future regole e a raccontare con maggiore precisione il proprio percorso di sostenibilità.

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