Il Fondo di contrasto alla deindustrializzazione 2026 finanzia fino a 300.000 euro gli investimenti delle imprese manifatturiere in Lazio e nel Piceno. Scopri scadenze, spese ammesse e possibili ricadute ESG.
Centoventi milioni per rilanciare la produzione
La seconda edizione del Fondo di contrasto alla deindustrializzazione arriva dopo una prima fase che ha finanziato 872 imprese e attivato investimenti per oltre 276 milioni di euro. Il nuovo stanziamento vale 120 milioni di euro e punta a rafforzare aree industriali del Lazio e delle Marche segnate da perdita di capacità produttiva, impianti datati e minore attrattività per nuovi insediamenti. Ogni ambito territoriale riceve 20 milioni di euro, con cinque quote destinate alle aree dell’ex Consorzio industriale del Lazio e una quota al Piceno Consind.
La misura riguarda le imprese manifatturiere della sezione C della classificazione ATECO 2025. Possono accedere aziende già presenti nei Comuni ricompresi nei consorzi interessati e imprese che intendono aprire una nuova unità produttiva negli stessi territori. Il Fondo sostiene il potenziamento di stabilimenti esistenti, l’ammodernamento delle linee, l’innovazione di prodotto e processo, la digitalizzazione e la conversione di attività ad alto impatto ambientale verso modelli produttivi più efficienti sul piano economico e ambientale.
Questa impostazione rende il bando particolarmente interessante per le aziende che stanno costruendo un percorso ESG concreto. Un nuovo macchinario può ridurre consumi, scarti e fermate. Un sistema digitale può migliorare tracciabilità, manutenzione e controllo dei dati. Un intervento sugli impianti può aumentare sicurezza, qualità del lavoro e continuità produttiva. Il valore ESG nasce dalla capacità di collegare l’investimento a risultati misurabili, evitando descrizioni generiche prive di indicatori.
Contributo fino a 300.000 euro
L’agevolazione consiste in un contributo in conto impianti, concesso in regime de minimis, che può coprire fino al 100 per cento delle spese ammesse. Il limite massimo è pari a 300.000 euro per impresa beneficiaria. La capienza residua del plafond de minimis va quindi verificata prima della presentazione della domanda, insieme alla regolarità dell’impresa e alla localizzazione dell’unità produttiva.
Le spese ammissibili devono essere sostenute tra l’8 maggio 2024 e il 31 dicembre 2028. Rientrano opere murarie e impiantistiche strettamente collegate al programma, macchinari, impianti, attrezzature, arredi nuovi di fabbrica, installazione, beni immateriali e tecnologie. La verifica puntuale resta legata al progetto, alla sede produttiva e alle condizioni dell’Avviso.
Per una PMI manifatturiera, il contributo può sostenere il rinnovo di una linea energivora, l’introduzione di sensori per il monitoraggio dei consumi, sistemi di recupero del calore, software per la gestione della produzione, tecnologie per ridurre gli scarti, soluzioni per il riuso dell’acqua, interventi per la sicurezza degli operatori e strumenti per la tracciabilità delle materie prime. Ogni investimento richiede una lettura tecnica delle spese e una chiara relazione con il ciclo produttivo.
Perché inserire gli ESG nel progetto industriale
Gli ESG aiutano a capire se l’investimento produce un miglioramento reale oppure rappresenta una semplice sostituzione di beni. Sul fronte ambientale contano energia, emissioni, acqua, rifiuti, materiali e prevenzione dell’inquinamento. Sul fronte sociale pesano sicurezza, formazione, ergonomia, qualità del lavoro e ricadute occupazionali sul territorio. Sul fronte della governance servono responsabilità chiare, controllo dei dati, procedure di acquisto, manutenzione programmata e indicatori verificabili.
Un progetto costruito con questa logica consente all’impresa di sapere in anticipo quali risultati monitorare. Per esempio, la sostituzione di un impianto può essere collegata alla riduzione dei chilowattora per unità prodotta, al calo degli scarti, alla diminuzione delle ore di fermo e al miglioramento delle condizioni di sicurezza.
Questi dati possono essere utilizzati nei rapporti con banche, clienti industriali, committenti e imprese capofila. Permettono inoltre di rispondere con maggiore precisione ai questionari ESG e alle richieste informative provenienti dalla filiera.
Il Fondo può quindi diventare un punto di partenza per aggiornare il piano industriale e predisporre un bilancio di sostenibilità capace di raccontare investimenti, obiettivi e risultati. Il bilancio di sostenibilità permette di trasformare le spese in evidenze leggibili, collegando il contributo pubblico alla crescita della produttività, alla riduzione degli impatti e alla tenuta occupazionale dell’azienda.
Le aree industriali coinvolte
La dotazione viene distribuita tra sei ambiti. Nel Lazio sono interessate le aree riconducibili agli ex consorzi Lazio Meridionale, Sud Pontino, Roma Latina, Frosinone e Provincia di Rieti. Nelle Marche la misura riguarda il Consorzio per lo sviluppo industriale del Piceno, Piceno Consind. La presenza o il nuovo insediamento dell’unità produttiva nei Comuni di competenza rappresenta un requisito centrale per l’accesso.
La localizzazione va controllata con attenzione. Una sede legale collocata altrove può risultare compatibile quando l’investimento riguarda un’unità produttiva situata in uno dei territori ammessi. Il progetto deve comunque riferirsi alla sede manifatturiera indicata nella domanda e alle attività previste dalla sezione C ATECO 2025.
Domande dal 28 settembre 2026
Le domande possono essere inviate attraverso l’Area personale di Invitalia dalle ore 12 del 28 settembre 2026 alle ore 12 del 28 novembre 2026. La registrazione alla piattaforma è disponibile dal 31 luglio 2026. La sola registrazione resta priva di effetti sulla priorità, mentre l’ordine cronologico riguarda le domande trasmesse e l’istruttoria parte dopo la chiusura dello sportello.
Per accedere servono SPID, Carta Nazionale dei Servizi oppure Carta d’Identità Elettronica. La domanda richiede la firma digitale del legale rappresentante e una PEC attiva, presente nel Registro delle imprese per tutta la durata del procedimento.
La finestra temporale può sembrare ampia, però la preparazione richiede verifiche tecniche, preventivi coerenti, controllo degli aiuti de minimis, definizione della sede, classificazione delle spese e raccolta dei documenti societari. Conviene usare le settimane precedenti all’apertura per costruire un progetto leggibile e misurabile, con obiettivi produttivi ed ESG collegati tra loro.
Come può intervenire ESG Italia
ESG Italia affianca le imprese nella costruzione della componente ambientale, sociale e di governance del programma di investimento. Il lavoro può comprendere l’analisi dei consumi e degli impatti, la definizione dei KPI, la mappatura delle priorità, il piano di transizione, il bilancio di sostenibilità e la misurazione dei risultati attesi.
Il supporto riguarda l’impostazione ESG del progetto industriale, in raccordo con i professionisti incaricati della pratica agevolativa. ESG Italia concentra il proprio intervento sulla sostenibilità aziendale e sulla capacità dell’impresa di misurare e comunicare gli effetti dell’investimento.
Questo passaggio riduce il rischio di acquistare tecnologie scollegate da un obiettivo aziendale chiaro. Un investimento ben progettato deve indicare cosa cambia in fabbrica, quale dato verrà misurato, chi ne avrà la responsabilità e come il risultato sarà comunicato a banche, clienti e filiera. Il contributo pubblico diventa così parte di un percorso industriale più solido, con effetti verificabili sulla competitività e sulla sostenibilità dell’impresa.
Prima consulenza gratuita con ESG Italia
Contatta lo staff specialistico di ESG Italia per una prima consulenza gratuita. Potrai verificare come integrare gli ESG nel piano di investimento, definire indicatori concreti e costruire un percorso di sostenibilità coerente con le esigenze produttive della tua azienda.
