È attiva l’agevolazione per le imprese che vogliono ottenere la certificazione UNI/PdR 192:2026, la prassi di riferimento dedicata alla conciliazione tra vita familiare e lavoro.
Dal 21 settembre 2026 le aziende con sede e attività in Italia e almeno un dipendente possono presentare domanda per accedere ai contributi messi a disposizione dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, dal Dipartimento per le Pari Opportunità e da Unioncamere. Le risorse complessive ammontano a 7,5 milioni di euro e l’obiettivo è accompagnare 1.000 imprese alla certificazione nell’arco di un anno.
La procedura è a sportello e le domande vengono valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione. Una quota pari al 60 per cento delle risorse è riservata alle micro, piccole e medie imprese. I percorsi ammessi dovranno essere conclusi entro il 30 giugno 2027.
Quanto può ottenere ogni impresa
L’agevolazione prevede due linee di intervento.
La prima riguarda l’assistenza tecnica e l’accompagnamento verso la certificazione. La seconda copre i costi per il rilascio della prima certificazione UNI/PdR 192:2026.
Il contributo destinato alla certificazione varia in base alla dimensione dell’impresa, calcolata sul numero di addetti, e può arrivare fino a 12.000 euro per azienda.
Questo elemento rende il bando particolarmente interessante per le PMI che stanno già lavorando sui temi ESG, sul welfare aziendale, sulla parità di genere o sull’organizzazione delle risorse umane.
Per accedere alle agevolazioni occorre superare un test di autovalutazione online che serve a verificare il livello di maturità dell’impresa sui temi della conciliazione tra vita familiare e lavoro. La domanda viene poi trasmessa attraverso la piattaforma ReStart di Infocamere.
Che cos’è la UNI/PdR 192:2026
La UNI/PdR 192:2026 è entrata in vigore il 14 aprile 2026. UNI indica l’Ente Italiano di Normazione, mentre PdR significa Prassi di Riferimento.
Il suo nome completo è “Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro – Requisiti per il benessere delle famiglie”.
La prassi definisce requisiti e modalità organizzative per le imprese che vogliono gestire in modo strutturato temi come maternità, paternità, responsabilità familiari, carichi di cura, flessibilità del lavoro, pari opportunità e benessere organizzativo. Prevede inoltre una valutazione di conformità da parte di un soggetto terzo, finalizzata alla certificazione.
Per un’impresa significa passare da iniziative isolate a un sistema organizzato, con obiettivi, responsabilità, dati e verifiche.
Ed è proprio qui che il collegamento con gli ESG diventa evidente.
La lettera S di ESG riguarda infatti gli aspetti sociali della gestione aziendale. Dentro questa area rientrano le condizioni di lavoro, la parità, l’inclusione, il benessere delle persone, la genitorialità, la gestione dei tempi di vita e lavoro e la qualità delle politiche rivolte ai dipendenti.
KPI e misurazione dei risultati
La UNI/PdR 192:2026 utilizza indicatori di performance, i cosiddetti KPI.
KPI significa Key Performance Indicators, cioè indicatori chiave di prestazione. Servono a capire se le politiche adottate dall’impresa stanno producendo risultati verificabili.
Il punto interessante, però, arriva quando l’impresa decide di utilizzare questi dati anche oltre la certificazione.
Una politica di conciliazione può essere formalmente corretta e rispettare tutti i requisiti previsti. Per chi gestisce un’impresa resta però una domanda molto concreta.
Che cosa è cambiato davvero?
Il turnover è diminuito dopo l’introduzione di nuovi strumenti di flessibilità? Le assenze sono calate? Le persone restano più a lungo in azienda dopo la nascita di un figlio? Le lavoratrici rientrano con maggiore continuità dopo la maternità? Le possibilità di crescita professionale sono cambiate?
Sono domande che trasformano il dato ESG in uno strumento di gestione.
Dalla certificazione alla valutazione dell’impatto
La certificazione può quindi diventare il punto di partenza per una vera valutazione dell’impatto delle politiche aziendali.
Il primo passaggio consiste nel costruire una baseline, cioè una fotografia della situazione iniziale. Si osservano i dati prima dell’introduzione delle misure e li si confronta con quelli successivi.
Per esempio, se il turnover tra i dipendenti con figli piccoli era pari al 18 per cento e dopo l’introduzione di nuove misure di flessibilità scende al 12 per cento, l’impresa dispone di un dato da analizzare.
A quel punto è possibile capire quante persone sono rimaste in azienda, quanto sarebbe costata la loro sostituzione, quali differenze emergono tra donne e uomini e se l’effetto cambia tra ruoli, età o livelli di responsabilità.
Lo stesso metodo può essere applicato ad assenteismo, rientri dopo i congedi, promozioni, utilizzo del part time, smart working e continuità professionale.
Questa è la parte più interessante per chi integra gli ESG nei processi aziendali. La politica sociale smette di essere descritta soltanto attraverso iniziative e comincia a essere letta attraverso i risultati.
Il rapporto con la UNI/PdR 125 sulla parità di genere
La UNI/PdR 192:2026 si affianca alla UNI/PdR 125:2022 dedicata alla parità di genere.
I punti di contatto sono numerosi. Genitorialità, continuità delle carriere, pari opportunità, organizzazione del lavoro e gestione dei tempi incidono direttamente sulla capacità dell’impresa di garantire condizioni più equilibrate tra donne e uomini.
Per le aziende che hanno già avviato un percorso sulla UNI/PdR 125, la nuova prassi può rappresentare un’estensione naturale del lavoro già svolto sulla componente sociale degli ESG.
In questo modo dati sulla parità di genere, indicatori di welfare e misure di conciliazione possono entrare in un sistema di gestione più coerente.
Un beneficio che può proseguire dopo la certificazione
Alla UNI/PdR 192 è collegato anche un ulteriore elemento economico.
Il Decreto legislativo 62 del 30 aprile 2026 ha introdotto uno sgravio contributivo per le organizzazioni in possesso delle certificazioni previste dalla normativa. UNI indica espressamente la UNI/PdR 192:2026 tra gli strumenti applicabili alla conciliazione tra vita familiare e lavoro.
Questo significa che il percorso può avere una doppia lettura per l’impresa. Da una parte esiste oggi un contributo che sostiene i costi necessari per arrivare alla certificazione. Dall’altra la certificazione può collegarsi ad agevolazioni contributive previste dalla normativa.
Il tema diventa quindi molto più ampio della semplice conformità.
Parliamo di gestione delle persone, capacità di trattenere competenze, qualità dell’organizzazione, misurazione dell’impatto sociale e riduzione di alcuni costi aziendali.
Tutti elementi che rientrano pienamente nella gestione ESG.
La UNI/PdR 192 può entrare nel bilancio di sostenibilità e nella Relazione d’Impatto
La UNI/PdR 192:2026 può diventare anche una fonte concreta di informazioni da utilizzare nella rendicontazione ESG dell’impresa.
Le aziende che redigono volontariamente un bilancio di sostenibilità secondo il nuovo Voluntary Standard europeo possono utilizzare politiche, indicatori e risultati collegati alla conciliazione tra vita familiare e lavoro per descrivere in modo più preciso la propria gestione degli aspetti sociali.
Il Voluntary Standard, introdotto dal Regolamento delegato UE 2026/1560, è pensato proprio per consentire alle imprese escluse dagli obblighi di rendicontazione di comunicare informazioni ESG in maniera strutturata e proporzionata. Lo standard comprende un modulo di base e un modulo più completo e prevede informazioni relative agli impatti dell’impresa sulle persone e agli effetti delle questioni sociali sulle performance aziendali.
In questo quadro, i dati raccolti attraverso la UNI/PdR 192 possono alimentare la parte sociale del bilancio di sostenibilità. Turnover, assenteismo, utilizzo delle misure di flessibilità, rientri dopo la maternità o la paternità, continuità delle carriere, welfare e risultati delle politiche di conciliazione possono diventare informazioni utili per documentare la S degli ESG con elementi verificabili.
Lo stesso vale per le Società Benefit.
La Relazione d’Impatto annuale deve raccontare le attività realizzate per perseguire le finalità di beneficio comune e i risultati ottenuti. Quando lo statuto della Società Benefit comprende obiettivi legati alle persone, al benessere dei lavoratori, alla parità, alla famiglia o alla qualità dell’organizzazione del lavoro, la UNI/PdR 192 può fornire un impianto utile per raccogliere dati, definire indicatori e descrivere i progressi raggiunti.
La certificazione può quindi produrre un valore che va oltre il riconoscimento formale. Procedure, KPI e risultati possono essere riutilizzati nella rendicontazione ESG e nella Relazione d’Impatto, evitando di costruire ogni anno sistemi di raccolta dati separati.
Per una Società Benefit questo collegamento è particolarmente interessante. Gli stessi indicatori possono aiutare a dimostrare come le finalità dichiarate nello statuto vengano tradotte in attività misurabili e quali effetti producano sulle persone.
UNI/PdR 192, Voluntary Standard e Relazione d’Impatto possono così dialogare all’interno di un unico sistema informativo ESG, rendendo più leggibile il percorso dell’impresa verso clienti, banche, filiere, lavoratori e mercato.
ESG Italia può accompagnare la tua impresa
Con l’agevolazione attualmente aperta, questo è un momento utile per valutare il percorso verso la UNI/PdR 192:2026.
Lo staff specialistico di ESG Italia Società Benefit può affiancare l’impresa nell’analisi iniziale, nella costruzione degli indicatori, nella lettura dei requisiti, nel collegamento con la UNI/PdR 125 e nell’integrazione della certificazione all’interno del proprio percorso ESG.
L’obiettivo può andare oltre il conseguimento della certificazione. I dati raccolti possono diventare strumenti utili per misurare gli effetti delle politiche adottate e capire quanto valore producono per l’impresa e per le persone.
Contatta lo staff specialistico di ESG Italia Società Benefit per una prima consulenza gratuita e verifica i requisiti della tua impresa, le agevolazioni disponibili e il percorso più adatto per arrivare alla certificazione UNI/PdR 192:2026.
