Il 21 settembre 2026 sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea due nuovi regolamenti destinati a modificare il modo in cui molte imprese raccolgono, organizzano e comunicano i propri dati ESG. Il Regolamento delegato UE 2026/1563 introduce gli ESRS semplificati, mentre il Regolamento delegato UE 2026/1560 disciplina il principio volontario di rendicontazione per le imprese che si trovano fuori dal perimetro della rendicontazione obbligatoria.
ESRS significa European Sustainability Reporting Standards, cioè principi europei di rendicontazione di sostenibilità. Sono gli standard utilizzati dalle imprese soggette alla CSRD, la Corporate Sustainability Reporting Directive, la direttiva europea sulla rendicontazione societaria di sostenibilità. ESG indica invece Environmental, Social and Governance e racchiude i temi ambientali, sociali e di governo dell’impresa. La sigla SV viene utilizzata per indicare lo Standard Volontario. Nel testo italiano del nuovo regolamento la definizione utilizzata è principio di rendicontazione di sostenibilità ad uso volontario.
La revisione arriva dopo la Direttiva UE 2026/470, che ha ristretto il numero delle imprese coinvolte direttamente dalla rendicontazione obbligatoria e ha avviato una semplificazione del sistema europeo. Il punto interessante per le aziende è proprio questo. Il reporting ESG resta centrale, mentre cambia il modo di costruirlo. Meno dati richiesti, maggiore attenzione alle informazioni davvero rilevanti e una relazione più stretta tra sostenibilità, gestione aziendale e dati utilizzabili nelle decisioni.
ESRS semplificati dal 2027
Il Regolamento delegato UE 2026/1563 sostituisce gli allegati del precedente Regolamento delegato UE 2023/2772 e riscrive gli ESRS. La Commissione europea indica in maniera esplicita le linee della revisione. Il numero dei datapoint viene ridotto, le informazioni quantitative acquistano maggiore peso rispetto ai testi narrativi, la distinzione tra informazioni obbligatorie e volontarie diventa più chiara e vengono fornite indicazioni più precise sull’applicazione della materialità.
Per un’impresa significa poter concentrare una parte maggiore del lavoro ESG sui dati capaci di raccontare davvero attività, impatti e risultati. Il reporting dovrebbe quindi avvicinarsi maggiormente alla gestione quotidiana. Consumi energetici, emissioni, uso delle risorse, sicurezza sul lavoro, politiche del personale, governance, obiettivi climatici e risultati raggiunti acquistano valore quando entrano nei sistemi aziendali e vengono monitorati con criteri stabili.
La semplificazione, quindi, va letta come un cambiamento del metodo di lavoro. Un numero inferiore di datapoint può ridurre il carico documentale, mentre resta necessario costruire processi capaci di produrre dati ESG affidabili. Le aziende che negli ultimi anni hanno già organizzato responsabilità interne, sistemi di raccolta, procedure e indicatori partono con un vantaggio operativo evidente.
La doppia materialità resta al centro
Uno dei passaggi più importanti riguarda la doppia materialità. Il principio rimane alla base degli ESRS e continua a richiedere una lettura dell’impresa in due direzioni. La prima riguarda gli effetti generati dall’attività aziendale sulle persone e sull’ambiente. La seconda riguarda gli effetti che le questioni ambientali, sociali e di governance possono produrre sulla posizione finanziaria, sulle prestazioni e sui flussi economici dell’organizzazione.
Cambiano però alcune modalità con cui questa analisi può essere svolta. I nuovi ESRS permettono alle imprese di concentrarsi sulle aree nelle quali è ragionevole attendersi impatti, rischi e opportunità rilevanti, partendo da elementi concreti come modello di business, settori, aree geografiche, attività svolte e rapporti lungo la catena del valore. La ricerca può quindi partire dai punti in cui l’impresa ha una reale esposizione ESG, evitando analisi estese a ogni possibile tema quando la rilevanza risulta già sufficientemente chiara.
Questo passaggio può incidere molto sulla qualità della rendicontazione. Una società industriale con consumi energetici elevati, per esempio, avrà ragioni concrete per approfondire clima, energia ed emissioni. Un’impresa con una filiera internazionale ad alta intensità di lavoro dovrà guardare con attenzione agli aspetti sociali e alle condizioni presenti nella catena del valore. L’analisi ESG parte quindi sempre più dal funzionamento reale dell’impresa.
Più flessibilità per i dati della catena del valore
La disponibilità dei dati di filiera è stata uno dei problemi più frequenti nella prima applicazione della CSRD. Raccogliere informazioni ESG da clienti, fornitori, controllate e partner commerciali può richiedere sistemi informativi, procedure e capacità organizzative che molte aziende stanno ancora costruendo.
I nuovi ESRS introducono maggiore flessibilità. Durante la valutazione di doppia materialità l’impresa può utilizzare dati medi regionali, informazioni settoriali e altre fonti disponibili anche in assenza di dati raccolti direttamente presso ogni soggetto della catena del valore. Gli standard introducono inoltre il concetto di informazioni ragionevoli e supportabili disponibili senza costi o sforzi sproporzionati. La disponibilità dei dati dovrà comunque migliorare progressivamente nel tempo.
Dal punto di vista ESG questo cambia parecchio l’impostazione del lavoro. La qualità del reporting dipenderà sempre meno dalla capacità di accumulare grandi quantità di informazioni e sempre più dalla capacità di capire quali dati servono, dove recuperarli, come verificarli e come collegarli alle decisioni aziendali.
Arriva il nuovo standard volontario ESG
Accanto agli ESRS semplificati arriva un secondo tassello che potrebbe interessare una platea molto ampia di imprese italiane. Il Regolamento delegato UE 2026/1560 introduce il principio europeo di rendicontazione di sostenibilità ad uso volontario.
Il principio è rivolto alle imprese fuori dagli obblighi di rendicontazione della direttiva contabile e, in particolare, alle realtà che alla data di chiusura del bilancio restano entro una media di 1000 dipendenti nell’esercizio precedente. Il suo obiettivo è offrire uno schema proporzionato per comunicare informazioni ESG a clienti, banche, investitori e soggetti della catena del valore.
Qui emerge un aspetto molto concreto per le PMI. Uscire dal perimetro della CSRD obbligatoria significa essere sollevati da quel preciso obbligo normativo. Le richieste di dati ESG possono però continuare ad arrivare dal mercato. Una grande impresa che redige il proprio report di sostenibilità può aver bisogno di informazioni dai fornitori. Una banca può richiedere dati ambientali o sociali per valutare un finanziamento. Un investitore può voler conoscere consumi energetici, emissioni, salute e sicurezza o politiche aziendali.
Il nuovo principio volontario crea una base comune per rispondere a queste richieste e introduce anche il cosiddetto value chain cap, il limite per la catena del valore. Per le imprese fino a 1000 dipendenti protette da questo meccanismo, le imprese soggette alla rendicontazione obbligatoria devono mantenere le richieste di informazioni entro il perimetro individuato dal nuovo standard per le disclosure coperte dal limite.
ESRS e Standard Volontario parlano la stessa lingua ESG
I nuovi ESRS e lo Standard Volontario fanno parte dello stesso impianto europeo e sono pensati per funzionare insieme. Gli ESRS rappresentano il riferimento per le imprese soggette alla rendicontazione obbligatoria, mentre lo Standard Volontario offre alle aziende fuori da quel perimetro uno schema più leggero e proporzionato per organizzare e comunicare le proprie informazioni ESG. Il raccordo diventa particolarmente importante lungo la catena del valore. Le grandi imprese che applicano gli ESRS hanno bisogno di dati provenienti da fornitori e partner, mentre molte PMI possono utilizzare lo Standard Volontario per produrre queste informazioni secondo una struttura europea condivisa. Il Regolamento UE 2026/1560 introduce inoltre il cosiddetto value chain cap, che stabilisce un limite alle informazioni di sostenibilità che le imprese soggette agli ESRS possono richiedere alle aziende della propria catena del valore fino a 1.000 dipendenti. Gli stessi ESRS semplificati richiamano espressamente questo limite e rinviano ai datapoint individuati dal nuovo Standard Volontario. Si crea così una continuità tra reporting obbligatorio e reporting volontario. Per una PMI adottare lo Standard Volontario può quindi significare preparare dati ESG già organizzati secondo una logica coerente con quella utilizzata dai grandi clienti, facilitando i rapporti di filiera e riducendo richieste informative diverse da cliente a cliente.
Rendicontare ESG può servire anche senza obbligo
Il nuovo principio volontario rende ancora più evidente una tendenza già presente nel mercato. La rendicontazione ESG ha ormai una funzione che supera la semplice conformità legislativa. I dati di sostenibilità circolano lungo le filiere, entrano nei rapporti con il sistema finanziario e aiutano le imprese a comprendere meglio alcune aree della propria gestione.
Lo stesso regolamento europeo indica tra le finalità del principio volontario il supporto alle richieste informative provenienti dalle imprese clienti, dalle banche e dagli investitori. Aggiunge anche un obiettivo gestionale, aiutare le imprese a gestire temi ambientali e sociali come inquinamento, salute e sicurezza e rafforzare la resilienza nel breve, medio e lungo periodo.
Per molte PMI italiane questo può diventare il punto di partenza per costruire un sistema ESG proporzionato alle proprie dimensioni. Si può iniziare dai dati già presenti nelle bollette energetiche, nei registri dei rifiuti, nei documenti sulla sicurezza, nelle informazioni sul personale, nei sistemi di qualità e nei dati economici. Il passo successivo consiste nel trasformare queste informazioni in indicatori leggibili e confrontabili nel tempo.
Un’impresa che conosce i propri consumi, misura le emissioni, segue gli indicatori di sicurezza, registra gli investimenti ambientali e definisce responsabilità chiare sulla governance ESG possiede anche informazioni utili per gestire costi, investimenti, rapporti di filiera e accesso al credito.
Quando entrano in vigore i nuovi ESRS
Per gli ESRS semplificati il Regolamento delegato UE 2026/1563 stabilisce l’entrata in vigore il 10 novembre 2026 e l’applicazione agli esercizi finanziari che iniziano dal 1 gennaio 2027. Per gli esercizi iniziati nel corso del 2026 è previsto un regime transitorio. Le imprese interessate possono utilizzare la versione precedente degli standard oppure applicare i nuovi ESRS secondo le modalità previste dal regolamento. Sono disponibili anche specifiche semplificazioni transitorie.
Il principio volontario previsto dal Regolamento UE 2026/1560 entra invece in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Le imprese fuori dal reporting obbligatorio possono quindi utilizzarlo su base volontaria. Il limite relativo alle richieste lungo la catena del valore trova applicazione dagli esercizi che iniziano dal 1 gennaio 2027.
Per le imprese conviene prepararsi adesso
Il 2027 può sembrare distante, ma l’organizzazione dei dati ESG richiede tempo. Il problema raramente riguarda la scrittura finale della relazione. Il lavoro vero arriva prima e riguarda la definizione del perimetro, l’analisi di materialità, la scelta degli indicatori, l’individuazione dei responsabili interni, la raccolta dei dati e la verifica della loro qualità.
Questo vale per le imprese soggette agli ESRS e vale anche per le PMI che sceglieranno la rendicontazione volontaria. Partire prima permette di capire quali informazioni sono già disponibili e quali richiedono nuovi processi. Permette anche di evitare richieste dell’ultimo momento ai fornitori e di costruire un sistema ESG più utile alla gestione aziendale.
Le nuove regole europee spostano l’attenzione dalla quantità delle informazioni alla loro rilevanza. Per le imprese significa avere l’occasione di costruire una rendicontazione ESG più aderente al business, capace di parlare con clienti, banche, investitori e filiere attraverso dati comprensibili e verificabili.
ESG Italia supporta le imprese verso i nuovi standard
ESG Italia Società Benefit affianca imprese e organizzazioni nella preparazione ai nuovi ESRS, nell’analisi di doppia materialità, nella scelta degli indicatori ESG, nella raccolta dei dati e nella costruzione della rendicontazione volontaria. Per capire quale percorso sia più adatto alla propria azienda è possibile contattare lo staff specialistico di ESG Italia Società Benefit e richiedere una prima consulenza gratuita.
