Le finalità di beneficio comune sono quella parte dell’oggetto sociale che un’impresa è chiamata a rivedere nel momento in cui decide di trasformarsi in Società Benefit. Tutte le S.B. devono difatti integrare il proprio statuto inserendo, oltre agli scopi tradizionali dell’impresa, gli obiettivi di impatto che s’impegnano a generare. Troppo spesso le finalità di beneficio comune però, restano solo belle parole. Sono molte, infatti, le Società Benefit che, una volta effettuato il percorso di trasformazione in SB, spesso senza il supporto di consulenti specializzati nel settore, faticano a tradurre in azioni concrete quanto dichiarato nello statuto. Il problema che si registra è sempre lo stesso: quegli obiettivi sono stati definiti dall’alto, senza analizzare attentamente gli impatti che il business model dell’organizzazione genere, e senza coinvolgere le figure chiave dei processi aziendali che dovranno renderli tangibili.
La necessità di un approccio autentico e partecipato
Ecco allora che, in un’epoca in cui le organizzazioni sono chiamate a dimostrare concretamente il loro impatto positivo sulla società, definire le finalità di beneficio comune deve essere un processo autentico, partecipato, capace di trasformare valori astratti in azioni concrete che le persone possano realmente abbracciare e portare avanti con convinzione. Il primo stakeholder da coinvolgere è innanzitutto la popolazione aziendale! Ed è in questa fase che la facilitazione può fare la differenza, diventando lo strumento chiave per costruire obiettivi di sostenibilità che abbiano senso e valore per l’organizzazione.
Il cambio di paradigma attraverso la facilitazione
Applicare la facilitazione alla definizione delle finalità di beneficio comune, determina un cambio di paradigma radicale per le organizzazioni che vogliono vivere un vero percorso di sostenibilità. Non si tratta più di comunicare decisioni già prese da un gruppo ristretto, ma di co-creare insieme alle persone che ricoprono un ruolo determinate nei processi aziendali il futuro dell’organizzazione. Quando le persone vengono ascoltate per davvero, quando il loro contributo viene attivamente valorizzato, accade qualcosa di trasformativo: si libera intelligenza collettiva e ci danno forma ad idee che sino a quel momento non era mai emerse. Questo genera senso di appartenenza e responsabilità condivisa; due aspetti questi ultimi alla base delle organizzazioni che desiderano essere e operare in modo sostenibile anzitutto dall’interno verso l’esterno.
Metodologie innovative per la collaborazione
Le metodologie di business design e i serious game ridefiniscono le dinamiche collaborative. A differenza delle classiche riunioni strategiche, questi approcci creano un ambiente dove le gerarchie si dissolvono e le voci di tutti acquisiscono lo stesso peso. Le persone si sentono libere di contribuire senza filtri, di proporre soluzioni innovative, di mettere in discussione prassi consolidate. Il risultato? Le intuizioni più preziose spesso arrivano proprio da chi, nelle riunioni tradizionali, rimane ai margini della conversazione.
Trasparenza e fiducia come fondamenta
Uno dei benefici più preziosi e duraturi di questo approccio facilitato è la trasparenza che genera all’interno dell’organizzazione. Quando le finalità di beneficio comune nascono da un processo aperto, partecipato e documentato, non ci sono zone d’ombra o decisioni incomprensibili. Tutti i partecipanti sanno esattamente perché si è scelto un certo obiettivo piuttosto che un altro, quali considerazioni etiche, economiche e operative sono state fatte, quali compromessi sono stati necessari per bilanciare ambizione e fattibilità. Questa chiarezza costruisce fiducia reciproca, un asset intangibile ma fondamentale per il successo di qualsiasi iniziativa di sostenibilità. La fiducia, una volta costruita attraverso processi trasparenti, diventa la base su cui costruire tutte le azioni future legate al beneficio comune.
Dal coinvolgimento autentico ai risultati misurabili
L’engagement che deriva da questo approccio partecipativo è un coinvolgimento autentico, profondo, nato dalla consapevolezza concreta di aver contribuito personalmente a costruire qualcosa di importante per l’organizzazione e per la società. Questo tipo di coinvolgimento autentico si traduce concretamente in risultati misurabili che trasformano le finalità di beneficio comune in azioni concrete. Ed è proprio questa parte più sorprendente di questo approccio. In pochi workshop è possibile passare dalla discussione iniziale sulle finalità di beneficio comune alla definizione operativa di azioni concrete, misurabili.
Il ruolo strategico del facilitatore esperto
La chiave di volta di questo processo sta nella struttura metodologica e nella competenza specifica del facilitatore. Un professionista esperto, progetta il percorso in anticipo, studiando il contesto organizzativo e selezionando con cura gli strumenti più adatti agli obiettivi specifici che l’azienda vuole raggiungere. A tal proposito, Marilena Resta – CVO CSRD, ESG Advisor, Facilitatrice e Coach, consulente di ESG Italia ha affermato: “La facilitazione diventa ancora più strategica, quando viene utilizzata da professionisti che possiedono anche competenze tecniche in ambito di sostenibilità, ESG e società benefit. Non si tratta semplicemente di far emergere pensieri e idee del gruppo; un facilitatore con expertise tecnica in ambito ESG, sa porre domande che sfidano il gruppo a ricercare indicatori e risultati attesi perseguibili e realistici nell’implementazione“.
Un investimento strategico per il futuro con ESG Italia
Intraprendere un percorso di facilitazione per co-creare le finalità di beneficio comune e le relative azioni operative non è un costo per l’organizzazione: è un investimento strategico nel futuro dell’azienda e nel suo impatto sulla società. È la differenza concreta tra avere dichiarazioni di intenti generiche appese al muro della sala riunioni e avere una roadmap condivisa, dettagliata e praticabile verso un impatto reale e misurabile.
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