Rendicontazione ESG, la Commissione UE adotta i nuovi ESRS. Il VSME resta

VSME 2026, cosa cambia per PMI, fornitori e aziende fuori CSRD

Per molte aziende italiane la novità vera arriva dalla catena del valore. Il VSME 2026 passa da schema utile per rispondere ai questionari ESG a riferimento europeo capace di mettere ordine nelle richieste di clienti, banche e grandi imprese. La Commissione Europea ha adottato il 3 luglio 2026 due atti delegati sulla rendicontazione di sostenibilità, C(2026)5010 sugli ESRS semplificati e C(2026)5011 sul principio volontario per le aziende protette dal value chain cap, entrambi in attesa della pubblicazione in Gazzetta ufficiale UE.

L’obiettivo è ridurre il limite alle richieste ESG

Finora una PMI poteva ricevere tre questionari ESG diversi nello stesso mese. Uno dal cliente industriale, uno dalla banca, uno da una grande azienda soggetta a CSRD. Spesso le domande si sovrapponevano, usavano parole diverse per chiedere dati simili e finivano per consumare tempo senza produrre una fotografia chiara dell’azienda.

Con il nuovo principio volontario, il VSME diventa il riferimento per il value chain cap. Le imprese soggette a CSRD potranno richiedere alle aziende della catena del valore fino a 1.000 dipendenti solo le informazioni ESG previste entro quel perimetro, quando la richiesta serve alla loro rendicontazione di sostenibilità. Le aziende protette hanno anche un diritto formale di rifiutare le richieste eccedenti, se presentate oltre quei limiti.

VSME da standard volontario a strumento regolatorio

Il cambiamento pesa perché sposta il VSME su un piano più solido. Resta uno standard volontario per le aziende fuori dagli obblighi CSRD, ma assume anche una funzione regolatoria nella catena del valore. In pratica, una PMI che organizza i propri dati ESG secondo VSME parla una lingua più leggibile per clienti, banche, investitori e grandi gruppi.

Il Regolamento delegato C(2026)5011 indica che lo standard volontario è pensato per aziende che, alla data di bilancio, restano entro una media di 1.000 dipendenti nell’esercizio precedente. Lo standard copre le stesse aree ESG degli ESRS, con un impianto proporzionato alla dimensione aziendale e alla capacità di raccolta dati.

Tema ESGCosa cambia per l’azienda
Clienti soggetti a CSRDLe richieste ESG legate alla rendicontazione dovranno restare entro il perimetro del value chain cap
PMI e aziende fino a 1.000 dipendentiIl VSME diventa il riferimento per preparare risposte ordinate e difendibili
Microimprese fino a 10 dipendentiAlcuni dati più onerosi, soprattutto ambientali, restano fuori dal pacchetto più stringente
Banche e investitoriIl VSME aiuta a presentare dati ESG più leggibili anche per accesso al credito e finanza
Governance aziendaleEntrano temi come corruzione, diritti umani, diversità negli organi di governo e ricavi da determinate attività

Modulo base e modulo onnicomprensivo

La struttura resta modulare. Il modulo base include le informazioni generali e le metriche ESG essenziali, tra cui energia, emissioni di gas serra, inquinamento, biodiversità, acqua, uso delle risorse, forza lavoro, salute e sicurezza, formazione, retribuzione, contrattazione collettiva, corruzione e concussione. Il modulo onnicomprensivo aggiunge informazioni più estese su modello di business, iniziative ESG, obiettivi climatici, rischi climatici, diritti umani, ricavi da attività sensibili e diversità di genere nell’organo di governance.

La Commissione precisa anche un punto spesso trascurato. Il value chain cap riguarda i datapoint indicati nell’Allegato II, quindi il perimetro massimo richiedibile va verificato separatamente rispetto all’intero contenuto del principio volontario. Questo aspetto conta molto per chi deve rispondere a richieste ESG ricevute da grandi clienti.

Perché le PMI dovrebbero muoversi ora

Aspettare il primo questionario del cliente è una scelta debole. Il VSME permette di costruire prima una base dati ESG ordinata, con responsabilità interne chiare, fonti verificabili e risposte coerenti. Una manifattura può iniziare da consumi energetici, emissioni, rifiuti e sicurezza. Una società di servizi può lavorare su personale, formazione, privacy, governance, fornitori e politiche interne. Una microimpresa può partire dal modulo base, evitando di appesantire la gestione con dati poco proporzionati alla propria struttura.

Il Regolamento prevede l’applicazione del value chain cap dagli esercizi che iniziano il 1º gennaio 2027 o successivamente. Le aziende fuori dagli obblighi CSRD potranno usare il principio volontario dalla sua entrata in vigore, prevista il terzo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale UE. Le aziende che adottano lo standard volontario sono esonerate dall’obbligo di assurance sulle informazioni comunicate.

La sostenibilità ESG diventa gestione dei dati

Il messaggio operativo è chiaro. La rendicontazione ESG per le PMI deve smettere di essere una corsa affannosa dietro moduli inviati da altri. Il VSME offre una griglia unica per raccogliere dati ambientali, sociali e di governance, selezionare ciò che serve e rispondere con maggiore ordine alle richieste della catena del valore.

Per le aziende italiane sotto i 1.000 dipendenti conviene avviare una mappatura ESG sul VSME, distinguere il contenuto dell’Allegato I dal perimetro dell’Allegato II e preparare una documentazione interna pronta per clienti, banche e grandi imprese. Chi arriva preparato riduce tempi, errori e risposte improvvisate.

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