La Valutazione di Impatto Sociale (VIS) è la nuova chiave di volta dell’economia sociale italiana, trasformandosi da semplice prassi metodologica a criterio giuridico vincolante e strumento di governance. Basata sui principi dell’economia civile e allineata con l’Agenda ONU 2030, la VIS misura la reale capacità degli Enti del Terzo Settore (ETS) di generare valore pubblico, coesione e sostenibilità, trasformando risorse in fiducia, relazioni e benessere condiviso.

La VIS come strumento di trasparenza

L’introduzione della VIS come requisito giuridico e amministrativo, in particolare con il DM 23 luglio 2019 per i progetti del Terzo Settore a rilevanza nazionale, rappresenta un cambio di paradigma. Non si tratta più di una mera rendicontazione contabile, ma di un processo essenziale che:

  • Rende visibile e misurabile il valore aggiunto degli ETS.
  • Garantisce trasparenza ai cittadini sull’utilizzo delle risorse pubbliche e private.
  • Rafforza la dimensione fiduciaria tra enti, istituzioni e comunità.

Questo approccio garantisce che le risorse siano impiegate in modo efficace e coerente con le finalità di interesse generale.

Il riconoscimento strategico nel Piano Nazionale per l’Economia Sociale

Il Piano Nazionale per l’Economia Sociale riconosce la VIS come leva strategica fondamentale. L’obiettivo è duplice: promuovere una cultura diffusa della valutazione basata su standard comuni e, contemporaneamente, affermare l’economia sociale non come un settore marginale, ma come terzo pilastro dell’economia reale, al pari del settore pubblico e privato.

Perché questo sia possibile, il Piano promuove:

  1. Integrazione Sistemica: l’economia sociale deve essere parte integrante delle filiere produttive, della transizione ecologica e digitale e dei programmi di investimento.
  2. Finanza a Impatto: lo sviluppo di strumenti finanziari innovativi che si distinguano per intenzionalità (generare impatti sociali positivi), misurabilità (metriche affidabili) e addizionalità (sostegno a bisogni non soddisfatti).

Economia Civile e Agenda 2030: misurare la generatività

L’introduzione della VIS si sposa perfettamente con i principi dell’economia civile, che interpreta l’attività economica come un luogo di relazioni e cooperazione, generatore di beni comuni.

Integrare la VIS con questi principi significa:

  • Orientamento alla Generatività: andare oltre la misurazione di output e outcome per valutare la generatività sociale complessiva.
  • Capitale Sociale: riconoscere e misurare il valore delle relazioni di fiducia come precondizione per lo sviluppo sostenibile.
  • SDGs Globali: misurare come gli interventi degli ETS contribuiscano concretamente al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda ONU 2030 (es. lotta alla povertà, istruzione, coesione sociale).

I domini della VIS (economico, sociale, ambientale, istituzionale e culturale) permettono di restituire una visione integrata e multidimensionale, in linea con il concetto di valore plurale (fiducia, capitale sociale, inclusione).

La Sfida: coltivare la cultura della valutazione

L’inclusione della VIS tra i criteri giuridici è un segnale di maturazione normativa. La sfida cruciale, tuttavia, è impedire che si riduca a un mero adempimento burocratico.

Il Piano sottolinea la necessità di promuovere una vera e propria cultura della valutazione attraverso la formazione, standard comuni e piattaforme di condivisione dati. L’obiettivo è utilizzare la VIS come strumento di apprendimento e miglioramento continuo, rafforzando la credibilità del settore e garantendo che la governance pubblica operi in chiave collaborativa, misurando i risultati non in base alle risorse spese, ma agli effetti reali sulle persone e sui territori.

La VIS, come definita dalla normativa italiana (in particolare il D.Lgs. 117/2017 – Codice del Terzo Settore e le Linee Guida ministeriali del 2019), è la valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato.

Non è solo rendicontazione

La VIS si distingue dalla tradizionale rendicontazione finanziaria o dalla valutazione di processo:

  • Rendicontazione: si limita a stabilire se le risorse sono state spese in modo efficiente e legale (il “quanto” si è fatto).
  • VIS (Efficacia trasformativa): misura l’efficacia, ovvero il cambiamento reale generato sulla vita delle persone e della comunità (il “che cosa” è cambiato e per merito di chi).

La VIS per gli Enti del Terzo Settore (ETS) persegue obiettivi fondamentali:

  1. Trasparenza e legittimazione: dimostrare a stakeholder, cittadini e istituzioni che le risorse impiegate generano valore aggiunto sociale (VAS).
  2. Apprendimento organizzativo: diventare uno strumento interno di gestione che permette all’ente di analizzare successi e fallimenti, migliorando strategie e interventi futuri (obiettivo formativo).
  3. Accesso a risorse: soddisfare i requisiti normativi (divenuti obbligatori per specifici progetti di rilevanza nazionale o per ETS sopra determinate soglie di entrate) e attrarre la Finanza a Impatto.

I Principi fondamentali della VIS

La VIS non è un semplice adempimento burocratico, ma una bussola che aiuta gli Enti del Terzo Settore (ETS) a dimostrare che il loro lavoro genera un cambiamento reale e positivo nella società.

Le Linee Guida ministeriali stabiliscono sei principi essenziali che devono guidare l’intero processo di valutazione:

  • Intenzionalità: l’ETS deve avere un obiettivo esplicito e deliberato di generare impatto sociale fin dall’inizio del progetto.
  • Rilevanza: la valutazione deve concentrarsi su cambiamenti che hanno un valore significativo per la comunità e gli stakeholder coinvolti.
  • Affidabilità: le informazioni e i dati utilizzati devono essere precisi, veritieri e raccolti con rigore metodologico.
  • Misurabilità: è necessario identificare indici e indicatori (quantitativi e qualitativi) coerenti per rilevare il cambiamento.
  • Comparabilità: la rendicontazione deve consentire il confronto dei dati nel tempo (monitoraggio) per valutare l’evoluzione degli impatti.
  • Trasparenza e comunicazione: il processo valutativo, inclusa la partecipazione degli stakeholder e i risultati finali, deve essere reso pubblico.

La VIS si articola in diverse fasi, spesso rappresentate come un ciclo di apprendimento continuo:

1. Pianificazione e mappatura degli stakeholder

  • Analisi del contesto: definire la comunità di riferimento e i bisogni che l’intervento mira a trasformare.
  • Teoria del cambiamento: definire la catena logica che collega le risorse investite (Input) alle attività (Attività), ai prodotti immediati (Output), ai risultati diretti sui beneficiari (Outcome) e, infine, agli Impatti di lungo periodo sulla società.
  • Coinvolgimento degli Stakeholder: essenziale per identificare e “dare valore” ai cambiamenti generati (soprattutto in metodologie come lo SROI – Social Return on Investment).

2. Misurazione e raccolta dati

  • Identificazione di indici e indicatori: si utilizzano metodi misti, sia quantitativi (es. numero di persone occupate) sia qualitativi (es. percepito di autostima, interviste ai beneficiari), per cogliere la multidimensionalità dell’impatto.
  • Determinazione del Valore: vengono misurati gli Effetti a livello micro (individui), meso (organizzazioni, relazioni) e macro (società, politiche).

3. Valutazione e attribuzione

  • Attribuzione causale: la fase più complessa. Consiste nel dimostrare che i cambiamenti osservati sono direttamente attribuibili all’azione dell’ente e non ad altri fattori esterni (effetto controfattuale).
  • Valutazione e analisi: confrontare i dati raccolti con gli obiettivi iniziali e attribuire un significato ai risultati (sia positivi che negativi/inattesi).

4. Comunicazione e apprendimento

  • Rendicontazione pubblica: i risultati (spesso attraverso un Report d’Impatto) vengono comunicati agli stakeholder e al pubblico.
  • Integrazione strategica: le evidenze raccolte vengono utilizzate per rivedere la governance, le strategie e gli obiettivi, innescando un circolo virtuoso di miglioramento (apprendimento strategico).

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